ROSUVASTATINA: È senza dubbio la molecola più importante tra quelle che verranno liberate dal brevetto nel 2017. Numerosi studi hanno dimostrato la maggiore efficacia della statina “rivoluzionaria” rosuvastatina nel ridurre il colesterolo Ldl e le placche di aterosclerosi rispetto ad atorvastatina, simvastatina e pravastatina, anche se mancano dati sulla riduzione della morbi-mortalità ed inoltre il profilo di sicurezza deve essere ancora oggetto di sorveglianza, specie nelle popolazioni a rischio. Secondo Silvio Garattini, direttore dell’ Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, non ci sono dati che indichino la superiorità di rosuvastatina rispetto ad altre statine per cui tale spesa si potrebbe evitare; dovrebbero, infatti, essere rimborsati solo i farmaci che a parità di effetti costano meno.

Diverso il parere di Achille Caputi, professore ordinario di farmacologia presso l’ Università degli studi di Messina, secondo il quale non è un male il fatto che sul mercato si trovino diversi tipi di statine: ciò permette al medico di poter scegliere il principio attivo più adeguato in base al singolo, alle sue comorbidità e alle interazioni con altri farmaci che assume.

Oggi la rosuvastatina è uno dei medicinali più utilizzati in Italia: nel 2015 si è confermata la molecola a più alta spesa pro capite (4,4 euro) nonché la principale voce di spesa farmaceutica convenzionata per la categoria dei farmaci cardiovascolari (7,9%) secondo i dati del rapporto Osmed 2015.

 

OLMESARTAN: Oggi i sartani rappresentano ancora la seconda scelta per l’ ipertensione arteriosa. Essi, come l’olmeosartan, sono utilizzati come alternativa agli ace-inibitori quando poco tollerati, spesso per via degli effetti collaterali, come la tosse. Nel tempo, comunque, il numero di pazienti che hanno avuto accesso ai sartani è cresciuto, come dimostrano i dati di mercato”. I sartani in combinazione con il diuretico e da soli nel 2015 si trovano al primo e secondo posto rispettivamente nella classifica dei prodotti a più alta spesa pro capite, così come olmesartan e l’ associazione con il diuretico coprono rispettivamente il quarto e quinto posto della classifica dei farmaci a più alta spesa pro capite (Osmed 2015).

 

DUTASTERIDE: Usato per il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna, è nella lista “nera” dei primi trenta principi attivi a maggior impatto sulla spesa convenzionata. Negli anni sono stati effettuati diversi studi clinici dalla GlaxoSmithKline, proprietaria del brevetto, per un suo eventuale utilizzo nei soggetti affetti da calvizie ma il farmaco è stato autorizzato per il trattamento dell’alopecia androgenetica solo in Corea del Sud dal 2009.

 

TADALAFIL: E’ stato il farmaco più venduto in Italia nel 2015 tra quelli in classe C (anche più del Viagra) generando una spesa di 146 milioni di euro. Fu soprannominato subito “pillola dell’ amore” e “del week end” per via della sua lunga emivita (17 ore) che gli conferisce un effetto di circa 36 ore, contro le sole quattro del sildenafil (Viagra), suo maggior concorrente. Questo, però, sottopone i pazienti a maggiori rischi di interazione con altri farmaci, senza considerare le controindicazioni per chi soffre di malattie cardiovascolari. Il problema potrebbe probabilmente emergere maggiormente in seguito all’ arrivo del generico sul mercato. Come per il Viagra, è infatti attesa una riduzione del prezzo del brand oltre che dell’ equivalente che ne estenderà l’ utilizzo a una fascia più ampia della popolazione; di contro il minor costo potrebbe spingere molti consumatori ad abbandondare i siti online, che promettono medicinali a pochi soldi ma con dubbia sicurezza e autenticità.

 

La riduzione media del prezzo dei farmaci è del 60% dopo la scadenza brevettuale; diminuisce la spesa netta, ma non egualmente le confezioni dispensate perché grazie alla diffusione del generico il prezzo dei farmaci negli ultimi anni è diminuito comportando un risparmio sia per il SSN sia per il cittadino.