Farmacie

Nella città più ricca d’Italia venticinque farmacie hanno chiesto il concordato preventivo per evitare la bancarotta. Cosa accade in quello che una volta era business senza rischi, rendita garantita, visibilità sociale?

A tagliare i margini di guadagno hanno contribuito vari fattori: dalle liberalizzazioni, ai tagli alla spesa pubblica, all’invasione dei farmaci generici, alla crisi che ha tagliato i consumi dei cosmetici.

Il dato essenziale è che sono finiti i tempi delle prescrizioni allegre da parte dei medici di base, i quali se sforano di oltre il 20 per cento il tetto vengono chiamati a risponderne e se non sanno dare spiegazioni, finiscono davanti alla Corte dei conti. Così si prescrive meno, e soprattutto farmaci generici o «genericati», cioè fuori brevetto che costano molto meno e danno ai farmacisti margini più bassi.

A tagliare i margini di guadagno ci sono anche Ats e ospedali, che comprano direttamente i farmaci, spesso costosissimi, per i malati cronici e la farmacia (dove il malato fisicamente ritira il farmaco) vede crollare il suo ricarico.

Anche l’avvento delle parafarmacie ha tagliato il monopolio in uno dei settori più ricchi, quello dei farmaci da banco e dei cosmetici, per non parlare dell’apertura degli «angolifarmacia» all’interno di molti supermercati.

A rimetterci sono come spesso accade i cittadini, che spesso non trovano il farmaco di cui hanno bisogno, perché il negozio non tiene più scorta.