Non sono pochi quelli che temono la primavera come il peggiore degli incubi, perché sanno che si ritroveranno a starnutire in continuazione, con gli occhi che lacrimano e il naso che cola. C´è chi va al ristorante con la paura che una piccola quantità di cibo “proibito” possa scatenare uno shock anafilattico. C´è chi si ritrova con prurito e la pelle arrossata solo per aver toccato qualcosa che non tollera. Non è una vita facile quella degli allergici e siccome la fantasia del nostro sistema immunitario, che “decide” di rispondere in maniera anomala a sostanze di per sé innocue, non ha limite, di allergie ce n´è per tutti i gusti: ai pollini, agli alimenti, agli insetti, ai farmaci, a sostanze di ogni genere con cui si può venire in contatto. E l´esercito degli interessati è imponente: secondo i dati riferiti dal Libro Bianco della <CF8126>World Allergy Organization</CF>, appena presentato al congresso dell’American Academy of Allergy, Asthma and Immunology, nel mondo ci sono oltre 300 milioni di asmatici, 400 milioni di persone con rinite allergica, centinaia di milioni di allergici “vari” (gli intolleranti a qualche alimento sono stimati in mezzo miliardo). Quello che più preoccupa gli esperti è il continuo incremento delle allergie non solo nel mondo occidentale, ma ora anche nei Paesi in via di sviluppo: soprattutto nei centri urbani negli ultimi 30 anni la frequenza di alcune forme di allergia, come l´eczema atopico, è raddoppiata o triplicata. «In Italia si prevede che entro il 2020 un bambino su due soffrirà di rinite allergica — spiega Giorgio Walter Canonica, unico italiano fra i quattro responsabili del Libro Bianco e direttore della Clinica di Malattie respiratorie e allergologia dell´Università di Genova —. Il perché di tutto questo è legato allo stile di vita. Il nostro modo di vivere è molto cambiato, tanto che le allergie vengono oggi considerate il prezzo per il miglioramento della qualità della vita degli ultimi decenni. Cinquant’anni fa i bambini giocavano all’aperto, mangiavano più “sporco” perché non c´erano tante delle norme di sicurezza che oggi impediscono il consumo di cibi non perfettamente conservati. Magari si pativa qualche gastroenterite in più, ma c´erano molte meno allergie. Oggi i ragazzi vivono una vita più “sterile”: passano la maggior parte del tempo al chiuso e la loro flora batterica intestinale è cambiata, per le modificazioni nella dieta. E il sistema immunitario “impazzisce” più facilmente». Il concetto è stato spiegato ben<CF8126>e in una ricerca apparsa da poco sul New England Journal of Medicine</CF>, che ha dimostrato come i bambini cresciuti in fattoria abbiano una probabilità di asma e allergie molto inferiore rispetto ai bimbi di città: il motivo è tutto nel contatto con un gran numero di bacilli durante l´infanzia. Perché il sistema immunitario, impegnato a combattere contro i germi dell´ambiente, non si “distrae” e non punta la sua risposta contro sostanze innocue, come invece accade nell´allergico. Se a tutto questo si aggiunge la qualità dell´aria che respiriamo, peggiorata per colpa dello smog e anche per il fumo di sigaretta, ecco spiegato il maggior pericolo di asma e allergie: un sistema immunitario già “indebolito”, esposto continuamente a polveri e gas con effetti pro-infiammatori, prima o poi deraglia. «Nelle grandi città i bimbi che vivono al primo piano, più vicini alla strada, hanno un maggior rischio di asma e allergie rispetto a quelli che abitano gli ultimi piani — riprende Canonica —. I nostri ambienti domestici, inoltre, sono “sigillati” rispetto all´esterno e questo crea le condizioni ideali per il proliferare di acari e muffe. L´inquinamento poi sta contribuendo a cambiare i calendari pollinici: uno studio italiano, ad esempio, ha mostrato che negli ultimi 27 anni la stagione di pollinazione della parietaria si è allungata di 100 giorni». «La colpa è dell´effetto serra, cui contribuisce in larga parte l´anidride carbonica prodotta dalle attività umane— interviene Gennaro D´Amato, direttore dell´Unità di Malattie respiratorie e allergiche al Cardarelli di Napoli —. Il riscaldamento globale aumenta la liberazione dei pollini allergizzanti e allunga la stagione degli starnuti: negli ultimi anni basta il primo sole per veder pollinare la parietaria, a volte già all´inizio di marzo. È difficile dire come sarà la stagione pollinica che si sta avviando, il clima è stato molto variabile nei mesi scorsi. Ma nelle ultime settimane qualcuno può aver già avuto i primi fastidi: qualche polline si è “mosso” e sono ancora in giro i virus tipici dell´inverno, che destabilizzano le vie aeree facilitando la comparsa dei sintomi in chi è allergico». Quali sono le allergie per cui c´è maggior “preoccupazione” fra gli esperti?«Visto il ruolo dell´inquinamento e degli stili di vita, le allergie in maggiore crescita sono quelle respiratorie, seguite a ruota dalle allergie ai cibi» risponde Canonica. In Italia i bambini intolleranti a latte, uova, nocciole e altri alimenti sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, secondo i dati diffusi dall´European Academy of Allergy and Clinical Immunology. La prova definitiva che il nostro stile di vita e l´ambiente che ci circonda fanno male? Le allergie degli immigrati. «In molti Paesi d´origine dei migranti le allergie sono rare — osserva D´Amato —. Arrivati da noi gli immigrati incontrano nuovi allergeni, in più l´inquinamento e lo stile di vita occidentale facilitano la sensibilizzazione. Ed ecco che la frequenza delle allergie sale a dismisura, fino a superare quella della popolazione locale. Un esempio lampante? I bimbi migranti, che soffrono meno di asma rispetto ai piccoli italiani; all’aumentare del numero di anni trascorsi in Italia, però, la prevalenza della malattia cresce. Immancabilmente».


Autore: Mariantonietta Strano
Fonte: corriere della sera